Tramonti di Campiglia (SP)

9 novembre 2009

sotto Liguria, Luoghi

La località scelta oggi dalla redazione di Fuoridalcaos è Campiglia, frazione del Comune di La Spezia.
Per la maggior parte dei cittadini della Spezia, Campiglia è il lontano e caratteristico profilo di un fabbricato e una torre (la chiesa e il campanile di Santa Caterina) sulla dorsale di Coregna e la Castellana. Per i turisti un luogo incantevole con potenzialità tuttora inespresse. Per gli abitanti un luogo amato e sofferto, che può ancora essere salvato da una lenta e malinconica decadenza.
Punto di partenza o di arrivo per escursioni con vari livelli di difficoltà, Campiglia può essere anche un piacevolissimo luogo di soggiorno, per la costante brezza marina che rende il clima temperato per gran parte dell’anno, la presenza di salubri pinete a pochi passi dall’abitato e per le attrezzature di accoglienza di un ottimo livello qualitativo.
Da Campiglia si può godere di una straordinaria doppia veduta: da una parte è balcone sulla rada della Spezia, dall’altra spazia oltre la verde discesa dei vigneti, sulla vastità del mare punteggiato dalle lampare delle barche da pesca.
L’abitato di Campiglia (le prime notizie risalgono al 981), che adesso costituisce il più elevato e piccolo quartiere di La Spezia (mt 400 sul livello del mare e poco più di 100 residenti) iniziò a sorgere sul crinale che unisce il monte Castellana al monte Coregna, ambedue particolarmente impervi, quando lo scelsero come rifugio pressocchè inaccessibile a gruppi di armati alcune famiglie giunte dal mare, per sfuggire a scorribande piratesche.
Campiglia costituisce infatti uno splendido osservatorio per potere avvistare naviglio in mare aperto o nelle acque racchiuse del Golfo. Fu nel X e XVI secolo che le popolazioni del borgo iniziarono la costruzione dei muri a secco, che ancora oggi costituiscono la più gigantesca opera civile che connota come incomparabile il paesaggio di tutto il promontorio.
Fa parte della storia sociale di Campiglia il fatto che i suoi abitanti ad inizio 1900 raggiungevano quasi le 500 unita, appartenessero tutti a due soli casati: quello dei Canese e quello degli Sturlese.
Nella piazza della chiesa di Campiglia, di fronte all’alto campanile ottocentesco, si incontrano e si diramano i principali percorsi pedonali del territorio. Coloro che amano percorre a piedi i sentieri delle Cinque Terre e di Portovenere spesso preferiscono partire da Campiglia, anche perché essa è uno dei pochi punti di accesso che si trovi “in quota” e non obbliga quindi gli escursionisti ad un tratto iniziale in ripida salita.
Campiglia si allunga proprio lungo il percorso di crinale (alt.4/500 m.) a circa 1h. e ½ di cammino da Portovenere e 2 h. e ½ da Riomaggiore.
Da Campiglia inoltre si può raggiungere in breve tempo l’antica via Provinciale, già in stato di completo degrado e oggi in gran parte recuperata, che più in basso (alt. 250 m. circa), attraversa il piccolo nucleo del Chioso e collega i terreni terrazzati di Tramonti di Campiglia e di Biassa con quelli di Albana (verso sud) e di Schiara-Monasteroli (a nord). Scendendo ancora si incontrano le isolate località di Navone e del Persico i cui pochi vigneti ancora coltivati danno l’uva per il famoso vino Rinforzato (detto anche Sciacchetrà), esse sovrastano un ripido dirupo attraverso cui si raggiungono con qualche difficoltà due splendide spiagge circondate da archi naturali di scogliere che formano delle piccole piscine naturali dove il fondale è particolarmente ricco di fauna e flora marina.
Dal centro del paese parte l’antica mulattiera Campiglia & Acquasanta. La mulattiera fu costruita alla fine dell’800 ed era l’unico collegamento tra il paese e la città. A circa 300 metri una via ancora più antica distacca dalla medesima e conduce all’abitato di Coregna  e quindi a La Spezia. Il percorso dell’antica mulattiera è costituito da ciottoli in arenaria intervallati da robusti cordoni dello stesso materiale, da tratti rettilinei cilminanti in ampi tornanti allo scopo di addolcire il cammino lungo il crinale. Abbandonato il paese dopo breve incedere si attraversa la sterrata che conduceva alle cave di Coregna, quindi immersi in una fitta vegetazione di pini e castagni, gradualmente si scende di quota lambendo un vecchio sentiero che adduceva alla ormai abbandonata sorgente di Caporacca, ove si riforniva il paese, nei pressi di un piccolo ricovero dalle intemperie con annessa posa per i carichi trasportati. Proseguendo dopo aver attraversato un vecchio ponte ad arco in pietra locale, la mulattiera, grazie ad un ponticello attraversa il torrente Caporacca e quindi sovrastando la galleria SNAM Panigaglia-Caporacca termina nella strada carrozzabile, realizzata anticamente quale collegamento al forte napoleonico della Castellana, ed attualmente unico collegamento viario del borgo di Campiglia con la città.

Non molto distante (30 m.) al Muzzerone sul sentiero n.1 verso Portovenere è attrezzata una suggestiva palestra di roccia a picco sul mare mentre e a pochi minuti lungo la carrozzabile un centro equestre consente di effettuare facili escursioni nel folto bosco della Castellana per raggiungere le cave di marmo portoro ormai abbandonate, o in altri più impegnativi itinerari.
Lungo il tracciato del sentiero di crinale che collega Porto Venere con le Cinque Terre, non lontano dalla chiesa di Santa Caterina di Campiglia, si incontra una possente costruzione circolare in pietra caratterizzata da una scalea esterna che avvolgendosi a semicerchio porta al piano superiore.
Ritenuto da alcuni un torrione di avvistamento, simile a quelli che la repubblica di Genova aveva alzato sulle coste della Corsica, la costruzione è in realtà di un edificio adibito ad accogliere le attrezzature (pale, macchinari) di un mulino a vento. La scarsità di fiumi e torrenti di una certa portata ha spinto precocemente gli abitanti di questa zona della Liguria a trovare forze motrici alternative all’acqua.
Uno dei mulini a vento liguri è quello di Campiglia che per la tipologia architettonica è stato datato al XVII secolo e seppure il regime dei vent

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