Monte Sant’Angelo (FG) e il Santuario di San Michele Arcangelo

10 agosto 2009 · 1 commento

sotto Luoghi, Puglia

Se siete in vacanza nel Gargano, a Mattinata o dintorni, una escursione da non perdere è sicuramente quella a Monte Sant’Angelo. Fuoridalcaos ve lo raccomanda come meta di una gita fuori porta: rimarrete sicuramente colpiti da questo bel paese dell’entroterra garganico.
Si può affermare che la notorietà di Monte Sant’Angelo sia dovuta alle apparizioni del Santo Michele, Principe Comandante delle Milizie Celesti, così come San Giovanni Rotondo la deve per la presenza e l’opera religiosa del Santo Padre Pio. Il Giubileo del 2000 ha del resto ribadito l’importanza che questi due luoghi hanno per la cristianità mondiale.
A circa 800 metri di altitudine, Monte Sant’Angelo è uno dei più spettacolari “balconi” di tutta la regione. La città inevitabilmente si identifica con l’Arcangelo Michele, un simbolo che da oltre 15 secoli esercita un fascino e un richiamo che non sono mai stati messi in discussione.
Ancora oggi il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo si presenta come una delle capitali spirituali di tutta l’Italia meridionale.
Secondo la tradizione l’Arcangelo Michele apparve per tre volte fra il 490 e il 493, al vescovo Lorenzo Majorano di Siponto. Nella prima apparizione, detta “del Toro”, l’Arcangelo ordinò al Vescovo di dedicare una grotta della montagna garganica al culto di S. Michele. ci fu quindi l’apparizione detta “della Battaglia” ed infine quella della “Consacrazione della Basilica” . Il luogo di culto, elevato a santuario nazionale longobardo nel VII secolo, divenne una delle principali mete religiose, insieme a Gerusalemme, Roma e Santiago di Compostela, dei pellegrinaggi che partivano da Mont Saint Michel e toccavano i principali luoghi europei attraverso la Via Sacra Peregrinorum.
Sin dal X secolo i crociati diretti nei luoghi della Terrasanta vi facevano tappa e numerosi sono stati i re e pontefici che vi si sono recati pervasi da un sentimento profondo di venerazione. Tra le tante, e certamente tra le più significative, vanno ricordate le presenze di due Santi fondamentali per la Chiesa, San Francesco d’Assisi e San Tommaso d’Aquino.
L’ultima apparizione, meno ufficiale anche se la più vicina ai nostri tempi, viene accreditata molti secoli dopo, nel 1656.
La Basilica di San Michele Arcangelo fu realizzata nel periodo compreso tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, in coincidenza con la nascita del culto micaelico sul Monte Gargano. La storia di questo santuario rupestre, sorto nel 493, non è solo legata a vicende religiose, di devozione e misticismo, ma anche a saccheggi e distruzioni. I Saraceni lo distrussero nel’869. La prima sistemazione del complesso, in epoca longobarda (VII VIII secolo) comportò la realizzazione di una serie di ambienti che facilitassero l’accesso alla grotta, corrispondenti alle cosiddette cripte, poi abbandonati e separati dalla grotta quando gli Angioini conferirono al santuario l’aspetto attuale (1270-1275). Le strutture longobarde furono interrate, fu costruita la navata addossata all’apertura della grotta, fu sistemato l’atrio superiore con la costruzione di una grossa scala coperta e dal campanile di forma ottagonale, detto “Torre Angioina“, sulla piazzetta antistante, che doveva segnalare la posizione del santuario. Esso viene iniziato da Federico II nella prima metà del secolo XIII, come torre di avvistamento e completata dagli Angioini nel 1274, come torre campanaria. Sulla facciata è collocata la celebre porta di bronzo realizzata da maestri costantinopolesi nel 1076, donata dal nobile amalfitano Pantaleone. Da segnalare è la statua dell’Arcangelo Michele che si conserva nel presbiterio della basilica, opera attribuita al Sansovino (primi del XVI secolo).
Alla fine della lunga scalinata, che immette nell’atrio inferiore della Basilica vi è la cosiddetta “Porta del Toro“, così chiamata dai resti di un affresco rappresentante l’episodio del toro (il toro appartenente ad un personaggio del luogo molto conosciuto,  di nome Gargano, era sparito e fu ritrovato il giorno dopo dallo stesso Gargano, dopo una lunga ricerca, sulla soglia di una caverna inaccessibile alta sulla cima della motagna. Gargano, affaticato e adirato, alla sua vista gli scagliò contro una freccia che invece di raggiungere però il toro, invertì la traettoria e colpì lo stesso Gargano. A seguito di questo episodio che scosse molto tutti gli abitanti il vescovo indisse tre giorni di penitenza e digiuno, al termine dei quali l’Arcangelo Michele comparve per dire al Vescovo che aveva fatto bene ad ordinare il digiuno per far capire agli uomini che egli era ispettore e custode di quei luoghi); l’affresco fu rinvenuto durante i lavori di restauro eseguiti in occasione del Giubileo dell’anno 2000.
Orari apertura del Santuario San Michele Arcangelo (dalle 9,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 21,00).
Un altro luogo suggestivo sono le impropriamente definite “cripte” venute alla luce dagli scavi effettuati dal 1950 in poi. Sono esse gli ambienti che costituirono il primitivo Santuario con accesso da nord e racchiudono fabbriche dell’epoca bizantina e longobarda. Nella lunga galleria situata in questi luoghi è stato allestito il Museo Lapideo contenente reperti scultorei risalenti al periodo che va dal sec. V – VI al XVI.
Il Museo Devozionale, ubicato in ambienti di recente costruzione, conserva anche l’icona più antica di San Michele Arcangelo, un’opera di grande valore storico, artistico e naturalmente religioso realizzata in rame dorato e conosciuta come Icona Bizantina e che si fa risalire al VI o VII secolo.
Monte Sant’Angelo è indubbiamente il comune garganico più carico di storia.
Da vedere a Monte Sant’ Angelo anche altre antiche e belle chiese, come Santa Maria Maggiore (in stile romanico-pugliese del XI secolo), di San Pietro (dell’VIII sec. a pochi metri dalla Basilica), di Sant’Antonio Abate (del 1100), di San Benedetto (del 1300), della Madonna del Carmine (in stile barocco).
La Chiesa di Santa Maria Maggiore, tradizionalmente riferita alla committenza di Leone, arcivescovo di Siponto. durante la reggenza di Costanza di altavilla (1198), madre di federico II di Svevia, la chiesa fu ristrutturata globalmente, fino ad assumere le forme romaniche tipiche delle chiese della Capitanata. Elemento maggiormente caratterizzante del tempio è da riconoscere nella facciata. L’articolato portalee riassume splendidamente i punti salienti di un repertorio figurativo che denota stretti rapporti culturali con la Capitanata e con l’Abruzzo, filtrati probabilmente dalla presenza del vicino monastero di Pulsano.
Non meno interessante il complesso architettonico del Battistero di San Giovanni in Tumba, più noto come Tomba di Rotari, aperto dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,15 alle 19,00 dal 16/a al 18/10. Si trova a sinistra dell’abside della Chiesa di San Pietro; non si tratta di un sepolcro, ma di un battistero che ai primi del XII secolo fu sopraelevato e coperto con una cupola. L’appellativo del monumento è dovuto all’interpretazione errata del nome del costruttore e del vocabolo “Tomba” che letteralmente significa “cupola”. La struttura è articolata su tre livelli, di cui il primo a pianta ottagonale ed il superiore di forma ellittica e sormontata da una cupola poggiante su un alto tamburo. Di pregevole fattura sono i bassorilievi che sormontano l’ingresso.
Infine merita una visita il massiccio Castello Normanno-Svevo-Aragonese.
Il castello sorse nella prima metà del secolo IX come torre di avvistamento e salvaguardia del santuario ad opera di Orso I, Vescovo di Benevento e Siponto. Fu trasformato in castello dai Normanni che ne fecero la dimora della Signoria. Con Federico II fu ampliato acquistando grande importanza per la difesa dell’intero Gargano tanto da figurare iscritto tra i “castra exempta”. Vi dimorò la Contessa Bianca Lancia ed ebbero i natali i figli Manfredi, Costanza e Violante. Gli Angioini lo utilizzarono come prigione di stato e fra i detenuti ci fu anche Filippa d’Antiochia, principessa sveva nipote di Federico II e la regina Giovanna I, duchessa di Durazzo. Nel 1351 vi nacque Carlo III di Durazzo Re di Napoli e d’Ungheria. Nel XV secolo fu realizzato il fossato per l’avvento delle armi da fuoco e furono costruiti altri tre torrioni dagli Aragonesi del quale l’ultimo attribuito all’architetto militare Francesco di Giorgio Martini.
Da non dimenticare inoltre una visita al medievale rione “junno“, originale per la sua conformazione semplice e per le caratteristiche facciate bianche delle sue case a schiera, tutte rigorosamente a uno o due piani, sorgenti intorno a tipici “larghi”, luoghi sociali della vita della comunità  (largo Giano, ecc..).
A Monte Sant’Angelo è infine attivo uno dei più antichi Musei Etnografici del Sud Italia (il Museo di Arti e Tradizioni Popolari del Gargano “G. Tancredi; orario apertura dalle 9,00 alle 20,00).
L’importanza della città è sottolineata anche da alcune scelte strategiche compiute qualche anno fa in campo istituzionale diventando sede del Parco Nazionale del Gargano (oltre che della Comunità Montana del Gargano). Se da un lato lo sguardo volge al mare, dal Golfo di Manfredonia alle lontane Margherita di Savoia e Barletta, da un altro versante, quello interno, sembra di entrare subito nel Gargano più intimo, quello dei boschi, dei baratri, delle grotte.
La Foresta Umbra è lì a pochi chilometri e tornante dopo tornante sarete immersi nel fascino del grande Parco Nazionale del Gargano al cui interno troverete mille motivi per un viaggio di conoscenza o per una vacanza distensiva e corroborante.

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