Percorrendo la Via Emilia da Rimini in direzione Bologna si incontra Forlimpopoli, una cittadina di circa 12.000 abitanti, ricca di storia, che merita una visita.
Fu fondata dai Romani nel II secolo a.C.; indicata da Plinio come Forum Popili, sede episcopale, subì due distruzioni: la prima nella seconda metà del VII secolo da parte di Grimoaldo, re dei Longobardi; successivamente nella seconda metà del XIV secolo ad opera del cardinale Albornoz, Legato Pontificio.
Ricostruita, conserva ancora intatte testimonianze artistiche e storiche interessanti.
Forlimpopoli ha dato i natali ad alcuni uomini illustri, fra cui Don Marco Uccellini, uno dei più grandi musicisti del barocco italiano; il medico Napoleone Salaghi, uno dei pionieri dell’omeopatia, Emilio Rosetti, storico, autore di un testo fondamentale per la comprensione della nostra storia (“La Romagna”) e fondatore della Facoltà di Ingegneria all’Università di Buenos Aires; Pellegrino Artusi, autore de “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” e padre della moderna gastronomia.
La città di Forlimpopoli da anni sta cercando di valorizzare adeguatamente “l’eredità” di Artusi, lavorando con convinzione attorno ai temi della cultura del cibo, attraverso cui passa ogni aspetto della vita dell’uomo, a partire dall’identità che ti permette di costruire un progetto sostenibile di futuro. Essere Città Artusiana significa per Forlimpopoli soprattutto essere comunità che si apre al mondo in nome della propria storia, per creare occasioni di sviluppo economico e culturale. E’ in quest’ottica che viene organizzata ogni anno verso la fine di giugno la Festa Artusiana: sulle vie e sui banchi di Forlimpopoli pietanze e prodotti aspettano i visitatori affamati di conoscenza e curiosi ricercatori di segreti. Difficile descrivere l’atmosfera che si respira: bisogna viverla di persona. Il segreto di questa festa? Un esercito pacifico, che spesso fa della solidarietà il proprio fine, si schiera durante la settimana della festa: volontari, ristoratori, camerieri, espositori. nella festa ognuno ha il suo ruolo e contribuisce alla calda accoglienza della città di Forlimpopoli, anche chi per una decina di giorni sacrifica una parte della propria quiete familiare. Un’occasione per conoscere, annusare, assaggiare, gustare, mangiare e, perchè no… gozzovigliare (ma sempre con spirito di ricerca!) e a mezzanotte un ultimo brindisi e poi tutti a nanna.
COSA VEDERE:
Rocca Albornoziana: una delle più belle rocche della Romagna; si erge in tutta la sua imponenza nel cuore di Forlimpopoli. I lavori di costruzione e ampliamento si svilupparono nella seconda metà del XIV secolo. Seguirono poi varie modifiche, fra le quali le più vistose sono state la demolizione del maschio centrale, le quattro aperture ad arco nel lato di Piazza Garibaldi e il riempimento di parte delle fosse castellane.
Ristrutturata nella seconda metà degli anni ’70, ora la Rocca è sede degli Uffici Municipali, del centro Culturale Polivalente, del Museo Archeologico e del Teatro Verdi, dove ebbe luogo l’incursione della banda capeggiata da Stefano Pelloni detto il Passatore la sera del 25 gennaio 1851.
Museo Archeologico Civico di Forlimpopoli: il primo nucleo della raccolta comunale di reperti archeologici viene costituito dal forlimpopolese Andrea Benini fin dagli anni Trenta del Novecento anche se numerosi rinvenimenti avvenuti nella città e nel suo territorio, sono documentati a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo. Il Museo Archeologico Civico è stato inaugurato nel 1961 ed è ospitato, ancora oggi nei suggestivi ambienti della Rocca Albornoziana. Dal 1972 al 2003 il Museo è stato diretto dal maestro Tobia Aldini che ha dato forte impulso alle ricerche in campo archeologico e agli studi storici su Forlimpopoli. Il Museo si è arricchito, nel corso dei decenni, di un cospicuo numero di reperti e , a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, è stato oggetto di alcuni ampliamenti per quanto concerne gli spazi espositivi. Attualmente nelle sei sale sono distribuiti materiali preistorici, protostorici, romani, medioevali e post-medioevali acquisiti grazie alle ricerche e agli scavi realizzati nella città e nelle aree limitrofe. Il percorso di visita, allestito secondo un criterio cronologico, permette ai visitatori di acuisire importanti informazioni sul popolamento antico del territorio, dalle epoche più remote fino al Medioevo e oltre. Dal 1990 il Museo pubblica, con cadenza annuale, la rivista “Forlimpopoli Documentie Studi” dedicata a ricerche di ambito locale.
Isolato della Chiesa dei Servi: l’intero isolato è stato completamente ristrutturato ed ora è sede di Casa Artusi, il primo centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina di casa, inaugurato il 23 giugno 2007, durante l’XI edizione di Festa Artusiana. Con Biblioteca, Scuola, Ristorante, Cantina, Casa Artusi è il museo vivo della cucina, visitato di notte dallo spirito di Pellegrino Artusi e aperto di giorno a cuoche e cuochi, dilettanti gastronomi, buongustai, bambini, turisti.
Parte integrante di Casa Artusi è la Chiesa dei Servi. Piccolo gioiello di architettura e arte barocca, viene edificata fra la fine del XV secolo e la prima metà del XVi secolo nel luogo ove sorgeva l’Ospedale della Confraternita dei Battuti Neri. Nel corso del XVIII secolo l’edificio subisce importanti trasformazioni: in seguito alle soppressioni napoleoniche, nel 1797, la chiesa viene definitivamente abbandonata dall’ordine religioso. Ricca di testimonianze artistiche di pregio, come la pala dell’Annunciazione del Palmezzano o l’organo con portelle decorate da Livio Modigliani.
Basilica Chiesa Collegiata di S. Rufillo: di antichissime origini (VI secolo) è dedicata a San Rufillo, primo vescovo della Diocesi della città. L’edificio, rifatto e modificato in varie epoche, risente ancora delle antiche strutture medioevali. All’esterno si possono ammirare due pregevoli monumenti sepolcrali di Brunoro I e II Zampeschi, illustri forlimpopolesi. Nell’interno, a tre navate, troviamo quadri di longhi, Marchetti, Menzocchi e di Scuola Bolognese. Al centro del presbiterio sono custodite le spoglie di San Rufillo.
Meritano una visita anche la Chiesa di San Pietro, i cui lavori di restauro hanno messo in evidenza le strutture romane, e la Chiesa di Santa Maria del Popolo, con le numerosissime tele del Marchetti.

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