Continuando il percorso nell’entroterra romagnolo, un altro paese segnalato da Fuoridalcaos è Dovadola dove, fra l’altro, da più di 30 anni si svolge la Sagra del Tartufo, dedicata al tartufo bianco, pregiatissimo tubero dalle antiche origini e dalle proprietà afrodisiache, uno fra i prodotti più apprezzati dagli amanti della buona cucina.
La Sagra del Tartufo di Dovadola si presenta come uno fra gli appuntamenti gastronomici più importanti del panorama regionale. Oltre alle numerose specialità a base di tartufo da gustare agli stand, si possono trovare i venditori di tartufo, con i loro banchi da cui emana l’intenso profumo del tartufo bianco. La Sagra si svolge la terza e la quarta domenica di Ottobre: appuntamento quindi per il 18 e il 25 Ottobre 2009 dalle ore 11.30 alle 19.30.
Il borgo medioevale di Dovadola si trova sulle prime colline dell’Appennino tosco-romagnolo, lungo la valle del Montone. Il nome di Dovadola pare che derivi dal latino duo-vadora, due guadi. Il suo centro storico infatti è situato su un’ansa del fiume Montone che si attraversa sia in entrata che in uscita dal paese.
Nel territorio comunale sono documentate significative persistenze archeologiche di epoca etrusca, gallica e romana.
Il paese nel suo attuale assetto urbano si è sviluppato ai piedi del castello dei Conti Guidi. Ne restano tratti della cerchia muraria, riconoscibili per la presenza di tre bastioni lungo una direttrice (la “via delle murate”, attuale via Tartagni Marvelli) che li collega alla Rocca.
Le prime notizie della Rocca risalgono al 1021 ed essa resta nel suo aspetto attuale l’esempio meglio conservato di fortificazione dei conti Guidi di Romagna. Il 1045, quando il territorio passò alla repubblica fiorentina, segnò il tramonto definitivo della Signoria dei Conti Guidi. La storia del paese continuò fra alterne vicende fino all’età contemporanea; nel 1923 Dovadola passò dalla Provincia di Firenze a quella di Forlì.
Oggi Dovadola è una cittadina quieta e laboriosa che pur vicinissima a Forlì mantiene un’identità di borgo rurale legato alle proprie tradizioni, come la ricerca e la preparazione del prezioso tartufo bianco.
Col tempo si è sviluppata anche una florida attività agricola, come dimostrano i circa 270 poderi sparsi nei dintorni.
Intorno a Dovadola sono vivaci anche le attività artigianali. Da non mancare una visita alle botteghe del liutaio, della lavorazione del peltro e la scuola di tessitura, dove le stoffe vengono ancora lavorate a mano su antichi telai.
DA VEDERE:
Rocca dei Conti Guidi: nel borgo spicca la fortificazione eretta dai Conti Guidi intorno all’anno mille: le prime notizie risalgono al 1021. Il pittoresco castello, fortificato a Rocca nel XIII secolo, sorge su uno sperone montuoso e domina ancora il paese come un tempo dominava il passaggio sulla via per Firenze, la “strada fiorentina”. Le strutture fortificatorie: un maschio quadrato posto lungo la cortina muraria di nord-est, due torrioni rotondi alle estremità di quest’ultima e due risvolti della cortina suddetta sui lati corti. Sul portale di ingresso (un tempo c’era il ponte levatoio) c’è lo stemma dei blanc tassinari, eredi dei proprietari che secoli dopo acquisirono la rocca.
La rocca, pur danneggiata a più riprese a causa di un terremoto, conserva ancora il suo antico fascino. Di proprietà del comune di Dovadola, non è accessibile al pubblico; da qualche tempo sono iniziati i lavori di consolidamento e ristrutturazione. l
Via Tartagni Marvelli: nel nucleo più antico di Dovadola, collocata sotto la Rocca, è la cosiddetta Murata, la cinta muraria cittadina di impronta fiorentina. Un tempo univa il vecchio borgo al castello dei Conti Guidi e costituiva l’antica struttura della cittadella fortificata. Questo collegamento fu interrotto nel 1923 per consentire il passaggio del nuovo tracciato della SS 67 ma oggi è in fase di risanamento l’accesso al castello dei Conti Guidi.
Si può ancora ammirare l’antica struttura del Borgo che inizia con un caratteristico passaggio nella Torre Civica dell’Orologio con l’arco di accesso alla Via Tartagni Marvelli. La particolare struttura della torre con tetto a quattro acque è ben visibile per chi proviene da Forlì e sovrasta Piazza Cesare Battisti nel centro del paese. Sulla facciata ovest è presente un antico orologio perfettamente funzionante.
Interessanti nella via il Palazzo dei Marchesi Tartagni Marvelli, sulla cui facciata nord si trova lo stemma del casato, e alcuni edifici di pregevole architettura.
Oratorio di Sant’Antonio: è interessante dal punto di vista architettonico con la sua struttura a tre navate, le cui due laterali sono rialzate rispetto a quella centrale. L’Oratorio è sorto come cappella del castello medioevale, infatti si trova sulla Via Tartagni Marvelli che conduceva al forte dei Conti Guidi in Toscana. In seguito passò ai Marchesi Tartagni Marvelli che la modificarono dandole le dimensioni attuali, secondo le caratteristiche barocche del tempo. A tre navate, presenta la particolarità delle due laterali rialzate rispetto a quella centrale. Contiene all’interno le lapidi dei caduti delle due guerre mondiali assumendo così anche il carattere di sacrario.
Al suo interno della chiesa, ora di proprietà comunale, sono conservate cinque tele del pittore Giacomo Zampa (Forlì 1731 – Tossignano 1808): “Padre eterno con il figlio in Trono, San Giovanni Battista e Santi” (fu commissionato forse nel 1778 dalla famiglia Tartagni Marvelli di Dovadola), ”Due Cherubini con corona, giglio e palma” (dipinto inedito di Zampa), “I Santi Francesco Saverio, Gennaro, Francesco e Antonio” (commissionata nel 1778 dalla famiglia Tartagni Marvelli), “Tobiolo e l’Angelo” (dipinto di Zampa; rappresenta il figlio di Tobia che accompagnato dall’Arcangelo Raffaele che intraprende un lungo viaggio per trovare moglie e lungo il cammino sulle rive del tigri cattura un grosso pesce che gli consente di ridare la vista al padre divenuto cieco) e “Gloria della Croce e Santi” (dipinto di Zampa, rappresenta in alto due angeli che reggono in un cielo gonfio di nubi una croce dal cui centro si dipartono raggi luminosi. In basso è raffigurato un gruppo di sei santi in vari atteggiamenti).
Museo di Benedetta Bianchi Porro: è situato nella piazza centrale del borgo. Benedetta Bianchi porro nacque a Dovadola nel 19836 e morì a Sirmione del Garda dopo mesi di sofferenza e calvario, a causa della poliomelite e di un morbo rarissimo, la neurofibromatosi diffusa, che la distrusse fisicamente. La madre, fervente religiosa, le seppe infondere una forte religiosità, che la ragazza coltivò ed espresse esemplarmente nel suo diario. La laica Benedetta, in concetto di santità dal 23 gennaio 1964, è già stata dichiarata Venerabile.
Il palazzo che ospita il Museo è caratterizzato da un loggiato, sotto al quale sono murati gli stemmi in pietra o ceramica raffiguranti le armi dei diversi capitani, mandati dal governo di Firenze. Nello scantinato del palazzo si trova un interessantissimo pozzo scavato interamente nella roccia con una profondità di 9 metri dei quali 3 di acqua.
Al primo piano si trova la segreteria della fondazione dove è conservata l’ampia corrispondenza, ordinata per continenti e stati con attigua sala di consultazione. Al secondo piano sono raccolte in opportune bacheche opere d’arte di natura religiosa dovute a pittori e scultori contemporanei di chiara fama: “Busto di Benedetta” (Bronzo di A. Berti), “San Benedetto” (dipinto di P. Annigoni), “Benedetta” (immagine scultorea del volto di Benedetta in bronzo ad opera di C. Tomasi), “Madonna” (ceramica policroma di A. Biancini), “Il volto di Benedetta” (ritratto color seppia di P. Annigoni), “Il mattino della Resurrezione” (bassorilievo in bronzo dorato di F. Messina); nella Sala del Messina, dedicata interamente al Messina, sono conservati arredi del suo studio, strumenti di lavoro e un autoritratto.Da vedere anche la sala dei ricami e pizzi.
Abbazia di Sant’Andrea: risale all’XI secolo ed è costruita nel punto in cui sorgeva anticamente l’Abbazia fondata dai monaci cluniacensi. La Badia si presenta con una facciata in stile romanico; al suo interno è custodito il sarcofago di Benedetta Bianchi Porro e per questo motivo è meta di pellegrinaggi di fedeli, che dalle più diverse parti d’Italia si recano a rendere onore a Benedetta. Il sarcofago, in bronzo e cotto, con le spoglie mortali di Benedetta Bianchi Porro è opera del faentino Angelo Biancini. La giovane è rappresentata in dimensioni naturali, in atteggiamento devoto mani incrociate sul petto, ai piedi un cuscino a forma di tartaruga che rappresenta la lentezza fisica della Venerabile.
L’Abbazia di Sant’Andrea è circondata da un parco ricco di piante secolari (abeti, ippocastani e tigli), appartenente all’omonima Villa, che fu sede dell’antico monastero dei monaci cluniacensi, proprietà per trecento anni dalla famiglia Blanc Tassinari, già proprietari anche del Castello.
Eremo e Santuario di Sant’Antonio di Montepaolo: è il più importante Santuario antoniano in Emilia Romagna per la memoria che si conserva di Sant’Antonio da Padova, che qui ebbe la sua prima residenza italiana verso il 1221. L’eremo si torva sulle colline dovaldolesi, a 425 m slm, in posizione isolata e immerso nella natura; salendovi si possono incontrare caprioli, scoiattoli, istrici, leprotti e altri animali; per questo motivo Montepaolo è luogo ideale per ritemprare lo spirito lontano dal traffico e dal rumore.
Il santuario conserva un’insigne reliquia ex corpore di Sant’Antonio e la “Grotta” ove il santo soleva ritirarsi in preghiera. E’ stato ricostruito in stile neo-gotico agli inizi del novecento: completamente affrescato, conserva notevoli opere d’arte moderne e contemporanee.
All’esterno si trovano due percorsi artistici e spirituali: il Sentiero della Speranza con pannelli affrescati che rappresentano la vita del Santo, che conduce alla Grotta del Santo e il Viale dei Mosaici dove è raffigurata la storia di Montepaolo.
A Montepaolo vive, opera e prega per tutto l’anno una comunità di Frati Minori francescani e di Sorelle Minori di Maria Immacolata.
Nelle adiacenze del santuario una caratteristica casa colonica è stata restaurata e attrezzata per la meditazione, la preghiera e lo studio, con una cappella, una biblioteca, una sala per convegni e altre salette e servizi.

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