Cosa visitare a Brisighella (RA) – parte I

29 gennaio 2009 · 4 commenti

sotto Emilia Romagna, Luoghi

PORTA DELLE DAME
E’ l’ingresso alla Via del Borgo o degli Asini. La denominazione sembra derivi dal fatto che qui le signore del paese accoglievano i forestieri. Immette nella parte più antica di Brisighella, il nucleo originario che si sviluppò ai piedi del colle su cui ergeva una fortificazione (oggi Torre dell’orologio), fatta costruire nel 1290 da Maghinardo Pagani da Susinana per controllare il castello di Baccagnano, sulla riva destra del fiume Lamone. Qui si erano rifugiati i Manfredi, dopo essere stati cacciati da Faenza. Quando il castello di Baccagnano fu espugnato, gli abitanti di quel borgo oltrepassarono il fiume e costruirono le loro case, addossandole allo spuntone gessoso su cui sorgeva la torre, usando come materiale dei blocchi di gesso, collegando i piani più alti alla parete rocciosa tramite piccoli ponticelli, ancora oggi visibili. Così ebbe origine, secondo la tradizione, il paese di Brisighella.
ANTICA “VIA DEGLI ASINI” O DEL BORGO
Unica al mondo, sicuramente la caratteristica che più rimane impressa di Brisighella, che rappresenta una forte attrazione turistica. Una strada sopraelevata, coperta, illuminata da mezzi archi di differente ampiezza. Nei secoli XII e XIII fu baluardo di difesa per la retrostante cittadella medioevale. Con molta probabilità congiungeva la Porta Gabalo (o delle Gabelle) con Porta Bonfante (o Porta Buonfante). Da questi mezzi archi “Brisighelli” famosi soldati di ventura organizzarono eroica resistenza e sconfissero l’assalitore nel corso dell’assedio del 1467 da parte del Duca di Urbino. In un primo tempo scoperta la strada era camminamento di ronda e via di comunicazione, poi fu coperta e inglobata nelle abitazioni quando perdette la sua funzione difensiva.
La denominazione “Via degli asini” deriva dal fatto che qui transitavano file di animali da soma che trasportavano il gesso delle cave sovrastanti il borgo. Infatti questa via sopraelevata divenne centro di famiglie di birocciai che si sostentavano con il lavoro nelle cave di gesso della valle retrostante l’antico abitato. Avevano le stalle dette “cameroni” per le loro bestie di fronte agli archi, mentre le loro abitazioni erano poste nel piano superiore. I carri da trasporto detti birocce erano invece collocati nella piazza sottostante.
SANTUARIO DEL MONTICINO
Il complesso architettonico del Santuario di antica tradizione mariana risale al XVIII secolo. E’ posto sul terzo colle di Brisighella, un tempo detto “Cozzolo” o “Calvario” e offre una splendida vista del centro sottostante e dell’intera Valle del Lamone, fino ai confini della Toscana.
Il Santuario è costruito sul gesso e ha l’interno ad una sola navata. Nel presbiterio presenti affreschi del faentino Savino Lega (sec. XIX).
E’ aperto tutti i giorni.
LA COLLEGIATA
La Collegiata, in Via Carducci, è dedicata a San Michele Arcangelo e fu eretta verso la metà del sec. XVII, su disegno del fiorentino Gherardo Silvagni, grazie ad un lascito di mons. Giovanni Andrea Calegari, nunzio apostolico in Portogallo e in Polonia, poi vescovo di bertinoro. Fu ultimata nel 1697, ma al momento del disarmo, la cupola centrale crollò e fu sostituita dall’attuale tamburo coperto di tegole. Nel 1700 la chiesa fu aperta al culto e consacrata nel 1738. I due campanili laterali che ornavano la facciata furono lesionati dal terremoto del 1781, tanto che si dovette demolirli e non furono più ricostruiti. La facciata originale è stata modificata di recente. Da notare il portale in bronzo dello scultore Angelo Biancini, su disegno dell’architetto Antonio Savioli. In alto sono rappresentati gli emblemi di S. Michele (la bilancia) e della Madonna delle Grazie (le frecce spezzate), in basso lo stemma dei donatori, i cardinali Gaetano e Amleto Cicognani, e una graziosa Annunciazione nell’impugnatura.
All’interno si possono ammirare un crocifisso scolpito in legno d’ulivo del secolo XVI, l’altare in stile neobarocco dedicato alla Madonna delle Grazie, la cui stupenda immagine su tavola lignea è attribuita a certi pittori Mingarelli nel 1410 circa.
Nella Cappella del Sacramento due pannelli in bronzo opera del Biancini e nella ex Cappella di S. Antonio una magnifica tavola del pittore forlivese Marco Palmezzano, proveniente dall’antica Pieve di Rontana.
La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 8 alle 11,30 e dalle 15 alle 19.
PARCO DELLE RIMEMBRANZE
Il parco fu realizzato in memoria dei caduti della Prima Guerra Mondiale e fu ideato da Giuseppe Ugonia. Di notevole rilievo il “Fante che dorme”, scultura in bronzo collocata nel 1927, opera di Domenico Rambelli, artista faentino. Negli anni cinquanta è stata costruita la monumentale fontana della “Palla”, su disegno di G. Padovani.

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