Vicinissima alla costa cilentina si trova Castellabate, comune tutto compreso nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Castellabate, insieme a tutto il Cilento rappresenta uno dei siti dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’UNESCO, con questa motivazione: “Il Cilento costituisce un paesaggio culturale di eccezionale qualità. L’insieme di santuari ed insediamenti, distribuiti secondo una via di traffici e commerci che in senso est-ovest connette le sue tre catene montuose, mette in risalto la sua importante evoluzione storica e culturale durante la preistoria e il medioevo. Il Cilento è inoltre il luogo in cui si verifica l’incontro fra le culture delle colonie della Magna Grecia e quelle delle popolazioni locali etrusche e lucane, le città classiche di Paestum e Velia ne rappresentano l’eccezionale testimonianza”.
Nel borgo di Castellabate si trovano ancora tracce di Medioevo: intatto e pieno di fascino, si presenta come un gomitolo di vicoli, archi e ripide scalinate, incorniciati da una vegetazione ricca di colori e profumi.
Castellabate ha una storia gloriosa: normanni, bizantini, saraceni, spagnoli, signorotti e feudatari se lo disputarono nel corso dei secoli non solo per la sua robustezza come fortezza ma anche per la sua posizione naturale.
Il territorio in cui si sviluppò Castellabate prima che sorgesse il castello aveva visto la presenza di longobardi e normanni. I longobardi depredarono queste terre ma dopo la conversione al cristianesimo opearata dai benedettini furono benefattori della zona. Essi diedero anche il nome al colle su cui più tardi sarebbe sorta Castellabate (colle del Santo Angelo): infatti essi erano devoti di S. Michele Arcangelo. In questi territori ci fu anche la presenza di monaci brasiliani profughi dell’oriente: la Cappella di Santa Sofia ne è una testimonianza.
Il lavoro più significativo fu svolto dai benedettini di Cava dei Tirreni: durante la dominazione normanna la loro opera fu particolarmente importante, in particolare per le bonifiche della zona. Fu per questi meriti che il Principe di Salerno Guglielmo I concesse loro il privilegio di costruire una fortezza per difendere le popolazioni locali dagli attacchi dei saraceni che, stabilitisi nell’attuale Agropoli, compivano scorrerie nella zona.
Il IV Abate di Cava Costabile Gentilcore iniziò allora la costruzione del castello: era il 10 ottobre 1123. Il castello prese il suo nome (Castello dell’Abate) e di qui discese quello del paese. S. Costabile, eletto in seguito patrono di Castellabate, morì poco dopo aver iniziato la costruzione della fortezza ma l’opera fu proseguita dal suo successore, il Beato Simone Abate V di Cava. Egli nel 1138 donò ai sudditi del paese le case che abitavano e le terre che coltivavano, ridusse a metà gli aggravi e fece costruire un porto nel 1124 che sviluppò il commercio. La presenza del castello determinò una notevole ricchezza e fortuna per la cittadina che divenne uno dei feudi più popolati e ricchi del Cilento.
Nel 1412 fu ceduto al re Ladislao da Papa Gregorio XII, il quale aveva contratto un debito col re dopo che questi gli aveva elargito un prestito.
Nel 1853 un privato acquistò per 1000 ducati l’antico palazzo baronale ponendo fine così alla presenza dei benedettini nel castello; ora il castello è di nuovo di loro proprietà.
Da visitare a Castellabate oltre all’imponente Castello, i palazzi Perrotti e Iaquinto, edificati nel XVII secolo.
Di particolare interesse artistico e architettonico è la Chiesa di Santa Maria de Gulia, una basilica romanica risalente alla prima metà del secolo XII, al medesimo periodo di fondazione del borgo di Castellabate. La Basilica fu eretta inizialmente a due navate; nel XV secolo subì la prima trasformazione e al suo lato sinistro furono aggiunte cappelle gentilizie, i cui nudi pilastri ed archi d’ingresso furono rivestiti nel secolo successivo di pietra arenaria locale. Poi il sacro tempio fu arricchito di transetto ed abside. Alla fine del XVIII secolo il Sacro tempio fu rimaneggiato con sovrastrutture barocche, secondo la moda del tempo, e subì la distruzione del caretteristico porticato e di preziosi affreschi, di cui restano tracce. Oggi, dopo il paziente lavoro di restauro, ha ripreso in gran parte il suo volto originario, conservando dell’epoca barocca la facciata principale, il transetto e l’abside.
Per l’intenso ed ininterrotto culto mariano in esso praticato, per i tesori artistici che conserva (tra cui il Polittico di Pavanino da Palermo rappresentativo della pittura quattrocentesca nell’Italia merdionale) la Chiesa di Santa Maria de Gulia nel 1988 è stata eletta Basilica Pontificia.
Da visitare a Castellabate anche Villa Matarazzo, sede del locale Antiquarium, che ospita diverse manifestazioni durante l’estate.
Castellabate si compone di quattro frazioni: Lago, Ogliastro Marina, San Marco di Castellabate e Santa Maria di Castellabate.
Dall’alto di Castellabate si ammirano i caratteristici tetti con tegole rosse di Santa Maria di Castellabate, centro peschereccio e balneare dotato di belle spiagge e situato nell’insenatura tra Punta Tresino e Punta Licosa.
Splendida ed incontaminata la pineta di Punta Licosa; qui le calette, nascoste e riparate, sono dei piccoli paradisi che incorniciano uno dei mari più limpidi d’Italia. Queste acque sono infatti state dichiarate Parco Marino Subacqueo e sono un vero paradiso per gli amanti delle immersioni.

Castellabate - Mura e torrioni del castello

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