Poste di fronte a Porto Venere, prosecuzione dello stesso promontorio, le isole della Palmaria, Tino e Tinetto erano un tempo unite alla terraferma.
L’isola Palmaria, l’isola maggiore, è una riserva marina al centro del Santuario dei cetacei. E’ uno splendido parco naturale ricco di spiagge e di rocce per una vacanza balneare inconsueta, è attraversata da sentieri ideali per escursioni nel verde.
La frequentazione preistorica dell’isola Palmaria è confermata da ritrovamenti conservati al Museo Archeologico del castello della Spezia, dove i corredi sepolcrali derivanti dalla grotta dei Colombi sono riferibili agli uomini e alle donne delle statue stele, cronologicamente inquadrabili all’età del rame.
Nell’isola l’ottocentesco forte Umberto I, oggi “Fortezza del mare” gestita dall’associazione “Marenostrum”, ospita mostre tematiche, convegni spettacoli ed eventi culturali. Poichè l’isola Palmaria per tutta la sua estensione insiste nell’area del Parco Naturale Regionale di Porto Venere, il comune si è attivato per la realizzazione di importanti azioni volte alla sua tutela, ma soprattutto alla definizione di un progetto finalizzato ad una fruizione intelligente delle sue peculiarità naturali e paesaggistiche. In questo ambito propositivo è stato costituito nel 1994 il CEA (Centro di Educazione Abientale) gestito dall’amministrazione comunale attraverso la società Porto Venere Servizi Portuali e Turistici, ed ubicato in un fortilizio che ospitava una batteria sperimentale della Marina Militare (Batteria del Semaforo).
Il versante orientale dell’isola è ricoperto da una ricca vegetazione mediterranea che scende gradatamente verso il mare. Il versante sudoccidentale è caratterizzato da alte falesie dove è possibile scorgere, dal mare, l’entrata della Grotta dei Colombi. Abbarbicato a cespuglio sulle stesse falesie si può scorgere il fiordaliso di Porto Venere, una piccola pianta perenne, un endemismo esclusivo del promontorio omonimo e delle isole, appartenente alla famiglia delle Composite, con una vivace infiorescenza violetta. Sull’isola sono presenti, oltre ai tipici arbusti della macchia mediterranea, specie rare come il cisto rosso e il Ginepro fenicio.
Un altro fenomeno che merita una citazione è il carsismo: ampiamente presente in tutta l’Area Parco Naturale Regionale di Porto Venere, trova le maggiori espressioni sull’isola Palmaria, caratterizzata da un substrato calcareo ricco di grotte, pozzi stretti e profondi, camini con andamento ascendente e da forme carsiche superficiali quali inghiottitoi, doline e campi solcati.
Al Tino, zona militare e pertanto inaccessibile,si trovano i resti del monastero benedettino fondato nel XI secolo su importanti preesistenze altomedievali, ma anche romane, e rimaneggiato dagli Olivetani, dal 1432 assegnatari per volere di Eugenio IV del cenobio a quella data ormai abbandonato. Il potente monastero di San Venerio e Santa Maria del Tino sorse appunto a metà del Xi secolo dove la tradizione vuole fosse stato sepolto il Santo Venerio, qui vissuto in eremitaggio nel VII secolo. Il Faro, da sempre guida dei naviganti, domina la sommità dell’isola. E’ una costruzione fortificata neoclassica che nel corso del tempo ha visto numerosi cambiamenti, tanto da rappresentare un esempio di transizione tra le costruzioni militari di scuola francese e le più recenti fortificazioni del XIX secolo. Durante la festa di San Venerio (il 13 settembre) l’isola è eccezionalmente aperta al pubblico e un corteo di barche bianche da Porto Venere giunge all’eremo del Santo.
L’isola del Tino è caratterizzata da una natura pressochè incontaminata e dominata dalla tipica macchia mediterranea. Tra i muretti a secco è possibile scorgere il Tarantolino, il più piccolo geco italiano a specie endemica (8 cm coda compresa), un rettile strettamente notturno caratterizzato da un areale frammentato e relittuale. La rarità di questo piccolo geco è testimoniata dal suo inserimento all’interno della Lista Rossa della UICN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) come “near Threatened”, prossimo ad essere classificato come minacciato.
Al complesso monumentale del Tino sono collegati anche i resti degli edifici sacri posti nel minuscolo Tinetto, con un primitivo insediamento forse databile fra il VI e il VII secolo e una costruzione maggiore coeva al monastero sul Tino e alla fase romanica di San Pietro, cioè alla seconda metà del XI secolo.
L’arcipelago di Porto Venere (SP): la Palmaria, il Tino e il Tinetto
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