Ventotene è un’altra piccola isola dell’arcipelago pontino, con i suoi 150 ettari di superficie piatta costituiti da lave (tutt’attorno al bordo occidentale, da Cala Battaglia al Semaforo) e in massima parte da tufi stratificati. La genesi dell’isola è anche il motivo della sua maggiore bellezza rispetto a Zannone, una bellezza che si apprezza molto di più navigandole tutto attorno.
Ventotene è meta di un turismo crescente. Ventotene attira non solo per la sua bellezza e per i colori ma anche perchè qui la “Roma archeologica” è viva. Infatti è ancora operante il porto romano di grande suggestione: il molo del porto di Ventotene e le sue bitte, i suoi magazzini scavati al vivo nella tenera roccia vulcanica locale sono gli stessi di un tempo. Anche a Ventotene gli antichi romani avevavo messo in funzione una piccola industria per allevamento, produzione e conservazione del pesce, ancor più complesso di quello di Ponza. Nel cunicolo delle vasche sotterranee, immergendosi anche senza maschera né pinne, si può osservare, ancora funzionante, il marchingegno più raro che
ci arriva dal tempo in cui le peschiere erano in funzione: una grata divisoria, una lastra di pietra attraversata da una fitta rete di forellini, che permette la circolazione dell’acqua ma non dei pesci.
Da vedere a Ventotene, oltre al Porto Vecchio, i resti di Villa Giulia e delle cave di tufo; l’Antiquarium Comunale con statue, anfore, reperti di Villa Giulia; il grande sistema di grotte di Villa Stefania; il nucleo settecentesco con la piazzetta, il Castello, oggi municipio, la Chiesa Santa Candida, le stradine, gli archi, il Pozzillo.
Santo Stefano, fino a cinque decenni fa è stata destinata come isola penitenziario; lo è stato sin dal tempo dei Borboni. E’ ancora dominata dall’edificio carcerario abbandonato, mastodontico e integro nella sua struttura. L’isola ebbe una presenza umana stabile solo quando Ferdinando IV Re di Napoli decise di costruirvi un carcere destinato ad ospitare gli ergastolani. Fu ultimato nel 1795. Nel corso degli anni il carcere di Santo Stefano ebbe “ospiti” personaggi importanti come Luigi Settembrini, l’anarchico Bresci, e Sandro Pertini. L’edificio è visitabile con accompagnamento. Da tempo è stato progettato l’utilizzo dell’ex carcere come sede di un grande centro idrobiologico e zona di incontri per la storia e la scienza dell’ambiente marino.
L’Arcipelago Pontino è un paradiso per i subacquei. Dalla fine degli anni ’40 prima lo sport poi l’esplorazione hanno avuto uno spazio grandioso dove svilupparsi e dove offrire molti spunti di ricerca.
Anche perchè l’Arcipelago è punteggiato da altre isole, ancora in parte sconosciute e da scoprire. Sono le sommerse “isole d’acciaio”, relitti di navi perdute nel tempo delle due guerre mondiali: il relitto del Corriere di Ponza silurato nel 1918 nel mare di Zannone, lo scafo spezzato del piroscafo Santa Lucia affondato presso Ventotene nel 1943, il relitto della nave da trasporto Liberty affondata dalla tempesta nel 1944 vicino alla costa di Ponza, davanti a Punta del Papa. La nave è ora meta continua di visite subacquee.
Le isole pontine sono raggiungibili da diversi porti.
Ponza: da Anzio e da Formia (con aliscafo e motonave tutto l’anno), da San Felice Circeo (con motonave stagionale), da Terracina (con motonave tutto l’anno).
Ventotene: da Anzio e da Formia (con aliscafo e motonave tutto l’anno), da Terracina (con motonave stagionale).
Ponza e Ventotene sono collegate tra loro dal servizio di aliscafi e di motonavi, e d’estae anche da collegamenti locali. Nel periodo estivo vengono attivate una linea da Fiumicino ed una da Napoli.
I collegamenti da Ponza verso le isole minori sono svolti infine dalla Cooperativa Barcaioli Ponzesi che organizzano diverse escursioni giornaliere.
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